Flora

Molti fiori e altre piante hanno un simbolismo nella tradizione e cultura giapponesi…o dovuto al Hanakotoba, o linguaggio dei fiori, o dovuto ad altre associazioni di idee, incluso ragioni stagionali.  Si trovano fantasie floreali su stoffe (di Kimono, ed altre), ma anche su altri oggetti quali laccati, ceramiche, e nell’arte ed artigianato giapponesi in generale.
 

Ajisaiortensia…cambia colore durante la stagione della pioggia (Tsuyu) in giugno (e anche con la composizione chimica del  terreno)…”cambiamento di sentimenti”, “estate”.  Un tè dolce fatto di Ajisai, Amacha, viene preparato per Hanamatsuri o Kanbutsu-e, l’8 aprile, il compleanno di Buddha, da versare sulle statue di Buddha.

Asagaoconvolvolo o Ipomoea della famiglia dei Convolvulaceae…suo nome è composto di due parole: mattina e faccia…i fiori aprono la mattina e muoiono a mezzogiorno.  Erano molto richiesti nel Periodo Edo (1603 - 1868), e da allora continuano essere molto apprezzati.  Si tengono concorsi e feste dedicati agli Asagao.  Sono simboli d’estate, e della bellezza transitoria.

Ayameiris, simbolo di virilità, coraggio e successo, le foglie assomigliano a spade, e sono associati alla Festa dei Ragazzi (Kodomo no Hi) del 5 maggio, per augurare successo, coraggio e buona fortuna ai figli.  Il nome per l’iris giapponese è Syōbu, omofono di parole con significato di spirito marziale, competizione.  Il 5 maggio è tradizione, inoltre, di immergersi in bagni con acqua profumata con foglie di iris (Syōbu-yu).

Bararosa, “amore”.

Botanpeonia, “prosperità, buona fortuna”, considerato il re dei fiori…anche “bellezza, onore”, e primavera.  Nell’arte giapponese spesso raffigurata con lo Shishi (cane-leone, protettore dei templi), per formare una coppia “imperatore ed imperatrice della natura”;  o con farfalle.  Ci sono dolcetti giapponesi chiamati “Botamochi” legati al periodo del equinozio primaverile, e alla festa O-Higan primaverile, offerti agli antenati…sono considerati assomigliante ai fiori di peonia, e fatti di riso glutinoso e pasta dolce di fagioli azuki.

Fujiglicine, usato nell’arte, anche per rappresentare la danza della Ragazza del Glicine (Fuji Musume) del Teatro Kabuki.  Era lo stemma della famiglia Fujiwara, clan importante nel Periodo Heian (794 - 1185); ed è un Kigo, o parola che rappresenta una stagione nelle poesie Haiku (di 17 sillabi), per estate.

HagiLespedeza, una pianta spontanea, che fa parte dei Aki no Nanakusa (Sette Erbe Autunnali), associata all’equinozio autunnale, e alla Festa O-Higan, una festa Buddista legata all’onorare gli antenati, durante la quale si offrono agli antenati, e si mangiano, dolcetti “O-Hagi” fatti di riso glutinoso.

Hasuloto, associato all’estate, e Kigo, o parola stagionale, nelle poesie Haiku.  In Buddismo è associato all’illuminazione, e una delle preghiere o Sutra è il Sutra del Loto.  Il radice è mangiato (anche a capodanno, per buon auspicio)...sua forma, con fori, è considerata una “vista non ostruita del futuro”.  “Purezza”.

Hyōtanzucca, da una pianta prolifica, dunque “prosperità, buona fortuna”.  Usato, color oro, sullo stendardo (Uma Jirushi) in guerra da Toyotomi Hideyoshi (1537-1598), Daimyō (signore feudale), Samurai e politico…venuto da origini modesti e di grande successo, forse l’Hyōtan riferiva alle sue origini contadine, ma anche forse a zucche legate alle lance in battaglia come segnali.

Ichigofragola, “grazia”.

Ichōgingko, “protezione contro fuoco, pace, resilienza”;  “buona fortuna” per la forma delle foglie, aperte a ventaglio…”senza fine”.  Un’ albero molto tenace, considerato un fossile vivente;  la sua tenacia è anche evidenziato dal fatto che dopo l’esplosione della bomba atomica a Hiroshima, a poca distanza dal punto d’impatto, qualche albero di gingko erano tra le poche cose viventi che sono sopravvissute.  Una foglia stilizzata di gingko è il simbolo di Tokyo.  I capelli dei migliori lottatori di Sumō possono essere acconciati con lo stile “O-Ichō”, una crocchia in testa a forma di foglia di gingko.

Kakicachi, Kigo (parola stagionale nelle poesie Haiku) per autunno; la frutta nazionale giapponese.  Ci sono due tipi: Fuyugaki, dolce, mangiato fresco; e Jirōgaki, essiccato, incluso anche negli Ōsechi-ryōri, o cibi di buon auspicio del capodanno - la buccia raggrinzata della frutta secca è vista come la pelle delle persone anziane, ed esprime un auspicio di lunga vita.  Il succo fermentato del caco è stato usato dai tempi antichi per tingere stoffa, e per rendere impermeabile carta.

Kānēsyongarofano, “amore”, specialmente filiale, spesso regalati per la Festa della Mamma.

Karahana:  fiore a quattro petali, immaginario, e dunque esotico…”eleganza”.

Kikucrisantemo, “bellezza regale, longevità”.

Kikyōcampanula (Platycodon grandiflorum),  con fiori azzurri/indaco in tarda estate, una delle sette piante autunnali dei Aki no Nanakusa (Sette Erbe Autunnali).  La radice è usata in medicina tradizionale, “buona salute”.

KiriPaulownia, suo fiore è stemma (Mon) dell’Ufficio del Primo Ministro del Giappone, ed associato al mese di maggio.  “Buona fortuna”, simbolismo dovuto al fatto che era considerato l’unico albero nel quale la fenice faceva suo nido…inoltre, tagliando l’albero, si rigenera velocemente, altra ragione per esser e conosciuto con il nome dell’”albero della fenice”.  Si ricava un legno leggerissimo usato per fare Geta (sandali), scatole ed altro.

Matsupino, essendo sempreverde: “longevità, dedizione, buona fortuna”.  E’ parte delle composizioni floreale di capodanno, insieme al bambù, nei Kadomatsu, messe in coppie davanti alle case, per dare il benvenuto agli divinità o spiriti (Kami) del raccolto.  E’ una parola Kigo, o stagionale, nelle poesie Haiku per rappresentare l’inverno.

Momijiacero giapponese, sinonimo anche per colori autunnali, cambio di colore delle foglie, e omofonia di "mani di bambino", che la forma delle foglie ricorda.   Parola Kigo per autunno, “crescita spirituale”.  Il nome antico per l’acero è Kaede, un riferimento alle zampe palmate delle rane.  In autunno è tradizione in Giappone andare “a caccia”, cioè a vedere, le foglie rosse degli aceri…conosciuto come Momiji-gari.  Sono particolarmente apprezzati quelli di Kyoto e Nikko.

Nadeshikogarofanino frangiato, associato all'ideale di femminilità tradizionale giapponese.

Nanohana:  fiori gialli e getti di colza (della famiglia di rape o senape), Kigo (parola stagionale per poesie Haiku), e anche usata in canzoni, per rappresentare l’inizio della primavera…sia i fiori sia le parti verdi della pianta sono usati nella cucina giapponese.  I Nanohana appaiono nella primavera dopo gli Ume (fiori di prugno) e prima dei Sakura (fiori di ciliegio).

Nantennandina, un arbusto con foglie che cambiano colore, e che produce bacche rosse…rametti usati per i decori di capodanno di buon auspicio grazie a un gioco di parola (Nan suona come “difficoltà”, e Ten come “cambiare/convertire) che risulta “capovolgere la cattiva sorte” (cioè diventa buona fortuna) o Nan wo tenzuru.  Le bacche sono messe a posto degli occhi per i “conigli o lepri di neve” (Yukiusagi), alternativa del pupazzo di neve (Yukidaruma).  I Nanten sono piantati fuori dalle case anche per scacciare incubi.

Sakuraciliegio, oggetto di Hanami o “guardare/ammirare i fiori”, celebrato dai picnic sotti gli alberi in fiore (dal Periodo Heian 794–1185).  Per i Samurai era simbolo di vita breve ma brillante per via della bellezza transitoria dei fiori e della caduta dei petali…nella cultura giapponese è simbolo del concetto “Mono no Aware”, o coscienza/sentimento del passaggio delle cose…”tristezza” per la caduta dei petali - un ricordo della nostra mortalità.  Dopo la caduta dei fiori, invece, si ammirano le foglie verdi (Hazakura).  I fiori di ciliegio sono usati in cucina giapponese, conservati sotto sale, o sotto sale con aceto di prugno, in vari dolci, e in acqua calda invece del tè per produrre Sakurayu, bevuto a matrimoni, simbolico di “inizio”. 

SusukiMiscanthus sinensis, un’erba considerata una delle Sette Erbe Autunnali (Aki no Nanakusa), messa in vasi nelle case nell’Engawa, o veranda, nel periodo del Tsukimi (“guardare la luna”) attorno al 15 settembre, quando la bellezza della luna è al suo massimo.  Per questa festa o celebrazione, per ringraziare per un raccolto buono e per onorare la luna, si mangiano i Tsukimi-dango, dolci a forma di luna, fatti di farina di riso, bevendo Sake.

Takebambù, “flessibilità, resistenza, forza”;  “contro il male”, spesso si trovano foreste di bambù attorno ai santuari Shintō per proteggere dal male, e molte feste utilizzano bambù o erba di bambù (Sasa) come protezione.  Nella Festa di Tanabata (7 luglio) strisce di carta con desideri scritti sopra, sono appese al bambù.  E’ utilizzato nelle composizioni floreali “Kadomatsu” di capodanno, di buon auspicio, con pino e prugno…pino, longevità;  bambù, resistenza e forza;  e prugno, spirito di giovinezza:  (Syōchikubai - parola formata dai Kanji di tutti i tre componenti).  Il bambù è una pianta sempreverde:  "giovinezza".  Il bambù viene usato in Giappone per arredo, utensili, “spade” per la pratica di Kendo, ecc.;  si mangiano i germogli.

Tsubakicamelia, “amore”.  Usato nelle composizioni floreali (Chabana) per la Ceremonia del Tè (Chanoyu, Chadō) in novembre e dicembre.  Associato alla vita dei Samurai, dovuto al fatto che il fiore dura poco e cade in un colpo, invece che perdere petali gradualmente.

Umeprugno…”bellezza, crescita”, parola Kigo (parola stagionale nelle poesie Haiku) per inizio primavera.  “Coraggio, forza di volontà, speranza” perché fiorisce quando ci possono essere ancora cadute di neve, e i fiori durano a lungo.  Nell’antichità, i fiori di prugno erano oggetto del Hanami (“guardare/ammirare i fiori”) prima ancora che i fiori di ciliegio.