Altre Simbologie

Vari figure vengono ripetute nell’arte e artigianato giapponese, con valore simbolico.  Vengono sia dalla religione sia dalla natura, sia da leggenda.

Coppia AnzianaTakasago è un pezzo teatrale Noh, raccontando la storia di una coppia anziana, gli spiriti dei due pini, simbolo di lunga vita matrimoniale.

DarumaMonaco fondatore del Buddismo Zen…spesso raffigurato in arte con vestito rosso, e poi in artigianato come bambola rossa tondeggiante, senza occhi, in carta pesta, con peso in fondo per farlo tornare su se spinto giù.  E’ raffigurato senza occhi perché si racconta che si è tagliato le palpebre dopo essersi appisolato mentre meditava (a lungo), e che le palpebre cadendo a terra hanno dato vita al tè verde…quest’ultimo è adesso associato a lunghe sessioni di meditazione Zazen, per aiutare fisicamente e mentalmente.  E’ tradizione colorare un occhio quando si ha un desiderio o progetto o sogno, per completare l’altro occhio a compimento - una sorta di promemoria propositiva.  Il fatto che le bambole Daruma possono drizzarsi (grazie al peso in fondo) simboleggia il detto “Nanakorobi Yaoki”, o “si può cadere sette volte, ma si torna su otto volte”…cioè superare le difficoltà.

Fūjin Raijinle divinità (Kami) del vento e del tuono, molto amati come figure nella cultura giapponese e nel Shintoismo e spesso rappresentati insieme.  Fūjin porta un sacco pieno di vento sopra la testa, mentre Raijin è circondato da tamburi (spesso con il simbolo Tomoe, una simil-virgola) che batte per creare tuoni.  Le loro immagini sono spesso prese da due rappresentazioni: di Tawaraya Sōtatsu (inizio ‘600, Kyoto) e di Ogata Kōrin (seconda metà ‘600, Kyoto).

Gosho Gurumacarro del Imperatore, “buona fortuna, successo, riconoscimento”.

Hachi:  il numero otto, in giapponese viene scritto “八”, e  dunque Suehirogari, o con un’apertura che si allarga come un ventaglio pieghevole, Sensu, che diventando sempre più aperto simboleggia sempre più opportunità: “buona fortuna, prosperità”.

Hanagurumacarro dei fiori, “gioia”.

Hannya:  una maschera dal Teatro Noh, una donna invidiosa e acida, diventata demone, con corna, “meschinità”.  Tradizionalmente, un ampio copricapo bianco veniva portato da spose per il matrimonio, per “nascondere le corna della gelosia”.

Hashiponte, “comprensione”.

Hisole, “Giappone, cultura giapponese”.  Simbolo della dea Amaterasu Ōmikami, “colei che illumina i cieli”…somma divinità del Shinto.

Himo:  corde, “unità”.

Hyottoko:  maschera dal Teatro Noh, con origini da leggenda.  Ha un viso asimmetrico e la bocca storta, perché soffiava fuoco da una pipa di bambù.  Suo nome deriva da due parole giapponesi:  Hi, fuoco; e Otoko, uomo.  Anticamente, Hyottoko era un modo sprezzante di chiamare un uomo.

Kakejikurotolo per esporre calligrafia, dipinti, stampe, ecc., “arte, apprendimento, sapienza”.

Kintarō:   Ragazzo d’Oro, dal folclore giapponese, nato con forza sovrumana, simbolo di “coraggio, forza”, spesso statuine che lo raffigurano esposte per la Festa dei Ragazzi (Kodomo no Hi), il 5 maggio. Kintarō viene raffigurato portando un bavaglio con Kanji “Kin” o oro/soldi…”buona fortuna”.

Kotobuki:  antico Kanji di calligrafia:  “congratulazioni, auguri, longevità”, spesso associato a matrimoni.

Kumonuvole, “pensieri, sogni”, passaggio del tempo”.  Associato con acqua (vd. sotto “Mizu”).

Mikazukiluna crescente, “passaggio del tempo, energia protettiva” (assomiglia all’arco del guerriero).

Mizuacqua, “continuità, futuro, tempo che passa (Zen)".  Associate le due parole, acqua e nuvola, Unsui, o preti allievi, preti itineranti, con l’idea di non fermarsi né fisicamente, né mentalmente.  Un detto giapponese che incorpora le due parole:  Kōun ryūsui…”galleggiando con la marea” o “prendendo/accettando” le cose come sono.

Moyafoschia, “sogno, nostalgia”.

Namionda, “cambiamenti”.

Okina:  maschera del Teatro Noh, uomo anziano, “saggezza”.  Il pezzo Noh è più simile a (e forse ha origini da) un rito Shinto per la pace.  E’ la maschera più antica del Teatro Noh, e viene messa sulla faccia dell’attore una volta sul palcoscenico (al contrario delle altre maschere che vengono addossate prima di entrare in palcoscenico).

Onidemone o Yōkai, spirito o fantasma, grande, orrido, con corna ed artigli, associato a disastri, malattie, ecc.

Onna:  maschera del Teatro Noh,  “bellezza”.

Otafuku/Okame:  maschera del Teatro Noh, “bonarietà, buona fortuna” dal gioco di parole O - ta (molto) - Fuku (fortuna)…anche “longevità” per il secondo nome, O - Kame (tartaruga - simbolo di longevità).

Sensuventaglio pieghevole, aperto diventa una forma che si allarga (Suehirogari) dunque simboleggiando sempre più opportunità (non restringe cioè):  “buona fortuna, prosperità”, e anche “bellezza che si rivela”.

ShichifukujinSette Dei della Fortuna, dal Buddismo:  Hotei il dio dell'abbondanza e buona salute, Fukurokuju dio della felicità e longevità, Jurojin il dio della longevità,  Benten dea della sapienza e musica, Bisyamon dio dei guerrieri e contro il male, Daikoku dio della prosperità, e Ebisu dio della fortuna e prosperità.

Strumenti Musicali:  “gioia”.

Syarekōbeteschio, “rispetto per gli antenati, ciclo naturale della vita".  Umorismo del Periodo Edo (1603-1868): in vita possiamo essere o belli o brutti, ma alla fine siamo tutti uguali.

Tabane Noshi:  Originariamente, fascia (Tabane) di strisce essiccate di orecchie di mare (Noshi - “longevità”), attaccata a doni, per buona fortuna…adesso carta viene usata al posto delle orecchie di mare.  Il Tabane Noshi è un simbolo ricorrente su tessili, ecc., solitamente con fantasie ripetute a decorare a riempimento le strisce.

Takarabunenave del tesoro, associata ai Sette Dei della Fortuna, Shichifukujin, che, si credeva, viaggiavano a bordo, per portare buona fortuna e prosperità ai credenti a capodanno.

Tengu:  creatura leggendaria assomigliante a un uccello, o Kami (spirito), o Yōkai (fantasma), o Bakemono:  raffigurato con viso rosso, naso lungo (come il becco di un’uccello), che spesso tiene un Ha-uchiwa (ventaglio tondo fatto di piume, con manico), adesso considerato spirito protettivo delle montagna e foreste, di forma mutevole, che può anche creare problemi per gli esseri umani.

Tomoevirgola, “buon auspicio” derivato dal pensiero religioso, che è rappresentata in composizioni circolari composte da uno a quattro Tomoe.  Protegge case da tuoni e lampi (si vedono anche sui tamburi di Raijin, la divinità del tuono), e perciò spesso decora case o edifici tradizionali.  Potrebbe aver avuto origine dalla protezione (Tomo) per il polso sinistro dell’arciere nella pratica di Kyūdo…o forse viene dal Magatama, antica forma, con buco nella parte circolare della virgola (come quelli che formano Yin/Yang), forse gioielli o “perline”.

Yuki (Seppen)neve (fiocco di neve), “percepire unicità, opportunità”, Kigo (parola stagionale per poesie Haiku) per inizio inverno.  Un turbine di fiocchi di neve si chiama Kazahana o “vento di fiori”.